MINE VAGANTI (1)

 

 

Mine vaganti, film, 2010, regia di Ferzan Ozpetek, con Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Lunetta Savino ed Ennio Fantastichini.

I due protagonisti, che appartengono a una famiglia dell’Italia del Sud, dovrebbero subentrare al padre nella gestione dell’azienda di famiglia. E invece si rivelano delle vere e proprie “mine vaganti”.

Il film affronta il tema dell’omosessualità vissuta ancora come un tabu soprattutto nella parte meridionale del paese, da sempre considerata di mentalità più conformista e conservatrice.

Eccovi il trailer del film.

Di seguito troverete la spiegazione di alcune espressioni e la trascrizione dei dialoghi.

Buona visione.

Trailer del film

 

TRASCRIZIONE

– Era tutto per me, tutto!

(Canzone) Cinquantamila lacrime non basteranno perché

Musica triste sei tu dentro di me

Cinquantamila lacrime…

-E gli dovevano piacere le femmine come piacciono a me, hai capito?

-Ma comunque ci stanno (2) disgrazie più grandi.

-Una mia amica conosce a una (3) che tiene (4) il nipote e pure il figlio.

-Allora le malattie, la fame, la carestia…

-Trent’anni ho buttato a nascondermi.

(Canzone) Non ritornare, no, tu non ti voltare

-Stanno dappertutto, spuntano come i funghi

(Canzone) … sì, cadere. A me piace così

-Che vergogna!

(Risate generali)

-Lo sanno tutti, lo sanno!

-Guarda che il mondo è pieno.

-Com’è brutta la calunnia, mamma mia!

-Troia (5)

-Zoccola (5)

-Guarda che se ti chiamano il principe del foro non è perché sei bravo in tribunale! (6)

-Troppi ce ne stanno che poi a casa ci hanno pure la moglie e i figli.

-Uh, Dio, uh!

-Uno lo riconosce subito un… uno, no? (7)

-È una cosa da cui si guarisce.

-È più faticoso stare zitti che dire quello che si pensa.

-Come sei brutta!

-Anch’io ti voglio bene, signora.

 

 

 

(1) Una mina vagante, in senso figurato, è una cosa o una persona potenzialmente pericolosa, che può  esplodere improvvisamente.

(2) “Ci stanno”, è un calco dialettale che significa “ci sono”.

(3) Il verbo conoscere in italiano regge un complemento oggetto, quindi correttamente si dovrebbe dire “conoscere una (persona)”. La forma qui utilizzata (“conoscere a una”) è deformata dall’influenza del dialetto meridionale (Puglia).

(4) “Che tiene” = “che ha” (calco dialettale).

(5) Prostituta. Si tratta di due appellativi particolarmente volgari e ingiuriosi per una donna.

(6) Doppio senso giocato sul duplice significato del termine “foro” in italiano: a) tribunale, b) buco. Un “principe del foro” è un avvocato particolarmente brillante.

(7) Il personaggio non riesce nemmeno a pronunciare la parola “omosessuale”.

 

Annunci